Slide, slide e yaaaawn…

Qualche giorno fa ero ad un evento organizzato da Il Sole 24 ore dove si è parlato di CDO (Chief Digital Officer) e tra gli speaker presenti all’evento c’erano figure di spicco di aziende importanti.

Dopo le prime presentazioni, notavo come la cosa per me più scontata, in realtà non lo sia per nulla. Di cosa parlo? Parlo delle slide.

Esistono ovviamente milioni di libri sull’argomento “presentazione”, ci sono quelli che raccontano di come faceva Jobs, quelli che spiegano come creare una presentazione TED-style e quelli che svelano i “trucchi zen”, ma sono convinto che se non ci si pongono prima delle domande, anche leggendo tutti i libri del mondo, si continuerà ad annoiare le persone.

Immaginiamo dunque di avere una presentazione da fare dove il tema è l’ambiente.

La prima domanda da porsi è: chi è il mio pubblico?

Se il pubblico è formato da ragazzi, si costruisce una presentazione adatta ad un pubblico giovane ai quali far passare il messaggio di quanto sia importante avere cura dell’ambiente oggi, per vedere i risultati domani.
Se invece il pubblico è formato ad esempio, da imprenditori del settore energia, la presentazione verterà sulle rinnovabili.
Ecco quindi che a seconda del target, si sceglie quali dettagli aggiungere e quali omettere.

Individuato il target, si passa al contenuto.

Per prima cosa si eliminano tutte le tabelle straripanti di numeri, ai ragazzi di sapere che X mila persone producono Y kg di CO2, con tanto di suddivisione dettagliata a seconda dell’attività svolta, potrebbe non fregare nulla. E’ invece molto più interessante per loro vedere la differenza tra azione/effetto e non-azione/effetto.

Ovviamente anche agli imprenditori non interessano le tabelle e questa volta non perché non siano utili, ma perché nel momento della presentazione ci si aspetta di capire in poco tempo, perché aver cura dell’ambiente piuttosto che continuare a fare quello che si è fatto fino ad oggi.
Se proprio ci si tiene, gli si può fornire un libretto di tabelle dettagliate da consultare in un altro momento.

Subito dopo il contenuto, viene lo speaking.

E’ importante che le persone che ascoltano possano capire ciò che si sta dicendo, quindi non massacratele di parole, fornite loro piuttosto le informazioni necessarie per affrontare il tema.
Quando parlate, non correte, ma non andate nemmeno troppo lenti e soprattutto, evitate di leggere quanto scritto nelle slide: sono in grado di farlo da soli.
Se il tema lo permette, cercate di tenere la loro attenzione facendoli divertire o comunque creando degli stacchi, magari attraverso domande alle quali provare a rispondere, molto spesso non si riceve risposta, ma questo aiuta a mantenere l’attenzione.

Ultimo punto, ma che secondo me rimane il più importante, è il design della presentazione.

Se si fa vedere una presentazione brutta, il pubblico sarà già indisposto ancora prima di sentire cosa avete da dire.
E no, non dite che l’importante è il contenuto: nella maggior parte dei casi, chi compra un’auto la prima cosa che guarda è il design e non il motore!
Se parlate a nome di un’azienda, avrete probabilmente la possibilità di utilizzare le linee guida dell’immagine aziendale oppure un designer disposto a darvi qualche dritta: se vi piace il Comic Sans ne avete sicuramente bisogno!
Altro errore è la grandezza (fisica) del contenuto.
Per quanto sia grande lo schermo dove vengono proiettate le slide, se si riempe la pagina di informazioni, si sbaglia: il pubblico o ascolta o legge cosa c’è scritto sulla slide!
Ecco quindi il motivo perché immagini e grafica sono molto più utili di blocchi di testo.

A questo punto non credo ci sia bisogno di scomodare Steve Jobs per iniziare a migliorare le proprie presentazioni.

2 commenti su “Slide, slide e yaaaawn…”

  1. Alcune riflessioni… penso sia opportuno focalizzare quale sia l’obiettivo di una presentazione, obiettivi diversi daranno luogo a metodologie di presentazione differenti con contenuti, speaking e design specifici.
    Secondo: siamo sicuri che platee anagraficamente differenti si comportino nello stesso modo? I giovani di oggi, per mille ragioni, faticano molto di più dei giovani di qualche anno fa a mantenere attenzione e concentrazione. Questo è un tema che, in sessioni formative, ha un impatto enorme.
    Terzo: questo video di Montemagno che aggiunge qualcosa al tema

    https://www.linkedin.com/pulse/come-non-essere-noioso-marco-montemagno

  2. Si, do per scontato che se stai presentando qualcosa tu abbia un obiettivo ben chiaro, ma forse non è sempre così.
    Riguardo al secondo punto, ogni pubblico è differente, ma se stai nei consigli, almeno non lo annoi (come dice il buon Monty).

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