Note di versione a regola d’arte

Usiamo tutti i giorni uno smartphone e spesso troviamo le app aggiornate senza dover far nulla. Ma che cosa è cambiato?
Hanno solo sistemato i problemi oppure hanno anche aggiunto nuove funzionalità?
Per saperlo basterebbe leggere le note di versione (anche chiamate “change log” in termini tecnici), ma per far questo bisognerebbe andare nello store del proprio telefono, scegliere la sezione aggiornamenti e leggere cosa c’è scritto nella pagina dell’app in questione.
Quelli un po’ più “nerd”, come il sottoscritto, disattivano gli aggiornamenti automatici e leggono le note di versione prima di scegliere “Aggiorna“, ma non tutti sono così interessati.

Quindi perché leggere le note di versione?

Non credo ci sia un motivo diverso dalle domande scritte sopra, ma da qualche tempo, i colossi delle app hanno iniziato a rendere queste note di versione un po’ più particolari, a volte ironiche, a volte “nonsense” e a volte utili (o forse no!?!).

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Mio cugino vs il professionista del web

In Italia si sa, chi sviluppa siti internet è sempre visto come il ragazzetto “bravo con il computer”, ma purtroppo ancora oggi non si riesce a vedere lo sviluppo web di un professionista come un vero e proprio lavoro.
Ora la domanda a cui mi piacerebbe provare a rispondere è: siamo sicuri di porci in maniera professionale?

Prima di scrivere questo post, ho fatto un giro su vari gruppi Facebook di sviluppo web (design e developer) e quello che ho visto è un mucchio di ragazzetti piuttosto che un gruppo di professionisti. Non fraintendetemi, la maggior parte produce siti incredibili, ma leggere domande come “quanto potrei chiedere per questo sito?” o come “questo cliente ha un budget di €150 e devo fare un sito di 10 pagine, che mi dite di fare?”.
Per quanto puoi essere bravo, se ti poni in questo modo, non potrai mai raggiungere la professionalità che ti permettrà di venir visto come un vero lavoratore.

Ma andiamo con ordine.

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Slide, slide e yaaaawn…

Qualche giorno fa ero ad un evento organizzato da Il Sole 24 ore dove si è parlato di CDO (Chief Digital Officer) e tra gli speaker presenti all’evento c’erano figure di spicco di aziende importanti.

Dopo le prime presentazioni, notavo come la cosa per me più scontata, in realtà non lo sia per nulla. Di cosa parlo? Parlo delle slide.

Esistono ovviamente milioni di libri sull’argomento “presentazione”, ci sono quelli che raccontano di come faceva Jobs, quelli che spiegano come creare una presentazione TED-style e quelli che svelano i “trucchi zen”, ma sono convinto che se non ci si pongono prima delle domande, anche leggendo tutti i libri del mondo, si continuerà ad annoiare le persone.

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Senior o non senior, questo è il dilemma.

Negli ultimi mesi, mi son ritrovato a pensare molto a questo tema. Rispondendo ad inserzioni di lavoro, ci si trova spesso ad effettuare un’auto-valutazione cercando di capire se ci si può considerare senior o è meglio stare su inserzioni junior.

Ma andiamo con ordine, una delle prime cose da capire è che la seniority non è un valore standard. A seconda del lavoro si può valutare come senior una persona che ha grande competenza di un argomento singolo o una persona che possiede precisi requisiti per una determinata posizione lavorativa.

Mentre nel primo caso la valutazione può essere fatta da un’altra figura senior, nel secondo caso invece, è una pura constatazione sulla base dei lavori fatti in passato e di quanto viene affermato dal candidato.

Personalmente mi son trovato, da candidato, in tutte e due le posizioni e ho verificato come sia qualitativamente scarsa la valutazione che viene fatta. Certo mi rendo conto che non è facile assumere una persona sulla base di un paio di colloqui e un foglio di carta chiamato Curriculum Vitae.

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